La bottega del Verrocchio: fabbrica di genio e scuola di Leonardo

La bottega artigiana può diventare una fucina inesauribile di genio? Si, ed è il caso della bottega di Andrea di Michele di Francesco di Cione: meglio conosciuto come il Verrocchio. Siamo a cavallo del 1400, epoca cruciale per Firenze e per tutta la storia dell’arte.

La Toscana è attraversata dal terremoto del Rinascimento, e la scuola del Verrocchio ne è uno degli epicentri. Ci lavora per un breve periodo anche il Botticelli, ci passano artisti come Lorenzo di Credi, Pietro Perugino e Domenico Ghirlandaio. Ma, in assoluto, l’allievo che più passerà alla storia come lo stereotipo del genio, assoluta incarnazione dell’inventore come lo conosciamo oggi, è Leonardo di ser Piero da Vinci o semplicemente Leonardo.

Lui, nato a Vinci, nel 1452 dimostrò ben presto la sua attitudine verso le arti. Il padre lo mandò dunque nella bottega artigiana del Verrocchio. Il maestro conduceva gli allievi tra la pittura e le sculture senza dimenticare nozioni di meccanica, ingegneria e architettura. La bottega artigiana del Verrocchio era dunque un’università a tutti gli effetti, dove si imparavano i rudimenti di ogni mestiere artistico e scientifico.

Leonardo fu sicuramente il più brillante dei suoi allievi tanto che, si narra, lo stesso Verrocchio, una volta misuratosi col talento del ragazzo, si convinse ad abbandonare il disegno per dedicarsi totalmente alla scultura.

Leonardo da Vinci

Una delle opere che testimoniano la competizione tra maestro e allievo è il famoso Battesimo di Cristo. Un’opera pittorica dipinta a sei mani da Leonardo, il Verrocchio e un altro giovane dove gli elementi del Da Vinci spiccano per originalità e costruzione rispetto a quelli del precettore.

Un esempio, forse enfatizzato ma reale, di quando l’allievo supera il maestro. Il dipinto è oggi custodito agli Uffizi di Firenze insieme ad altri capolavori usciti da quella bottega artigiana fiorentina, la vera fucina del genio creativo del rinascimento.

bottega Verrocchio

L’arte della lavorazione del tessuto

Lo si mette addosso, ci si dorme e si usa per cucinare. Il tessuto è fondamentale nella nostra storia come nella nostra vita quotidiana.Ma come avviene la sua lavorazione?

Un materiale, una trama. Quella del tessuto, che si intreccia con la nostra vita a doppio filo nel telaio della storia. Il tessuto è un manufatto ed è costituito da due elementi: l’ordito e la trama. Il primo è l’insieme dei fili tesi sul telaio, il secondo è il filo orizzontale che percorre da una parte all’altra l’ordito.

Le prime lavorazioni di questo genere sono del neolitico. Nella preistoria si usava il fuso, uno strumento che permetteva di trasformare le fibre singole in un filato omogeneo. Col passare dei secoli poi, la lavorazione del tessuto si è differenziata a seconda delle zone ed evoluta fino a rappresentare una delle maggiori industrie mondiali. Ad oggi se ne contano centinaia a seconda della utilizzazione finale e del tipo di materiale.

artigianato toscana

Il distretto più importante della Toscana è sicuramente quello pratese, che include ben dodici comuni diversi tra le provincie di Prato, Pistoia e Firenze. La produzione è molto vasta e spazia dall’abbigliamento ai filati per l’industria passando per il tessile da arredamento ma la caratteristica principale del distretto toscano è l’amplissima capacità di lavorazione di diverse fibre tessili.

Nel pratese, infatti, la produzione è diversificata tra lana, cotone, fibre artificiali e sintetiche. La maggior parte dei prodotti è poi esportata fuori dall’Italia. Nonostante la grande diffusione a livello industriale, la lavorazione tessile è presente ancora nelle botteghe artigiane che producono capi di altissima qualità e di grandissima richiesta.

Il made in Italy degli artigiani resta ricercatissimo e sinonimo di stile ed eleganza non solo per l’abbigliamento ma anche per il tessile da arredo. Oggi, molte botteghe artigiane hanno abbandonato lo schema di produzione moderna per ritornare al telaio a mano per riscoprire la qualità del manufatto e della propria storia.

Una storia che si intreccia con la vita quotidiana di ogni toscano e con le proprie origini.

lavorazione tessuto

I segreti della lavorazione del legno

La Toscana è terra di artigiani e boscaioli. La lavorazione del legno, nella regione, fa parte del tessuto quotidiano da secoli. Fin dal medioevo le prime botteghe artigiane iniziarono la lunga tradizione di intaglio e falegnameria sulla legna che veniva raccolta in colline e in montagna.

I maestri falegnami, armati di ascia e pialla, tagliavano prima e modellavano poi il castagno, il noce ed il ciliegio. Alberi oggi nobili ma che nei secoli scorsi hanno fatto parte del comune di tutti i giorni. La lavorazione del legno in Toscana si unì ben presto all’artigianato artistico. Infatti, se da una parte il falegname realizzava piattaie, armadi e sedie, oggetti utili alla vita quotidiana, dall’altra si esercitava su oggetti più piccoli, elaborati ed esteticamente belli.

L’ambivalenza della lavorazione del legno portò dunque ad una differenziazione delle specializzazioni artigiane. Alcuni maestri si concentrarono sulla produzione di accessori, altri si concentrarono sui mobili e sull’arredo in genere. Nel diciottesimo e diciannovesimo secolo si cominciarono a produrre oggetti d’arredo sempre più ricercati e particolari come cassapanche, cassettoni e stipi in noce e dunque la tecnica di lavorazione si differenziò ancora.

In ogni caso, un laboratorio di falegnameria tradizionale è di solito attrezzato con un banco munito delle famose morse e diversi attrezzi come la pialla, la fresa e la sega circolare e qualla a nastro. Lo zoccolo duro dell’arte della falegnameria è ancora la produzione di mobili di arredo su misura. La realizzazione cioè di letti, armadi e cassapanche in legno massello o impiallacciato e dunque più economico.

L’avvento della grande distribuzione ha limitato ma non spento la lavorazione del legno artigianale, in tanti continuano per i propri mobili di casa a rivolgersi alle botteghe artigiane che forniscono materiali di alta qualità ed una professionalità maggiore rispetto alle grandi catene. Oggi, le botteghe falegnami toscane sono sparse nel territorio e ancora tramandano le vecchie tradizioni di lavorazione del legno e produzione.

 

3 cose da sapere sulla creazione dei gioielli

Il gioiello è il regalo perfetto, un ornamento essenziale che va posseduto e ammirato. Ecco tre cose da sapere sulla creazione dei gioielli.

La creazione dei gioielli come segno di riconoscimento

L’uomo ha sempre cercato di adornarsi, nel corso della storia, di oggetti più o meno preziosi. Alcune volte  il gioiello, inteso come oggetto accessorio, serviva ad elevare gerarchicamente l’uomo che lo indossava. Altre volte serviva semplicemente come ornamento di una bella donna, di un sovrano o di un uomo di fede, qualsiasi essa fosse.

È il caso dei Maya e degli Inca, popolazioni che hanno per prime stabilito uno stretto legame tra le loro divinità e l’oro e i gioielli preziosi.

Gli Egizi: le creazione di gioielli come ornamento

La funzione estetica del gioiello viene proposta con la civiltà egizia, la prima a far coincidere il proprio concetto del bello con quello dell’oro e delle pietre preziose. I greci ed i romani sono i figli di questa cultura e, seppur con stili diversi, continuano nella tradizione della popolazione del Nilo.

I diamanti, e la loro lavorazione, compaiono in Europa con Marco Polo che dalle Indie racconta del regno di Kublai Khan. Questi cristalli divengono ben presto la pietra dura più ricercata e ambita.

La creazione dei gioielli oggi: le botteghe orafe

L’arte della lavorazione dell’oro, dei metalli e delle pietre preziose arriva a noi dopo un percorso plurimillenario denso di storia e significati. Oggi convivono grandi multinazionali e piccole botteghe orafe, portatrici della tradizione sia di realizzazione che di taglio delle pietre dure.

In Toscana il distretto più famoso è quello della provincia di Arezzo ma eccellenze significative si ritrovano diffusamente in tutta la regione. La Toscana è dunque una delle regioni traino della creazione dei gioielli in Italia, paese che resta il maggiore produttore ed esportatore mondiale di gioielleria

creazione gioielli

Botticelli e Filippo Lippi, come nasce l’artigianato artistico

L’artigianato artistico in Toscana si tramanda di padre in figlio, di maestro in allievo. Nella bottega nasce una tradizione millenaria di scultori, architetti, pittori: la scuola è la pratica sulla concretezza della materia prima. L’artigianato artistico si impara dall’esempio prima che dallo studio. Si osserva, si prova e si copia fino a proporsi con uno stile personale.

È ciò che successe nella famosa bottega di Filippo Lippi, uno dei pittori più geniali del quindicesimo secolo con Beato Angelico e Veneziano. Eppure oggi lo si ricorda soprattutto per essere stato il precettore di un altro genio pittorico come Alessandro di Mariano di Vanni Filipepi, detto anche Sandro Botticelli.

I due si conobbero nel 1464, quando il giovane Botticelli entrò nella bottega del Lippi, già affermato e di quarant’anni più vecchio. L’autore della famosa Primavera rimarrà al fianco del maestro per soli tre anni ma la sua influenza contaminerà tutta la carriera dell’allievo.

bottega artigianaLe pose ricercate e snelle del Botticelli saranno sempre un omaggio al suo maestro, uno dei primi a staccarsi dall’impronta del Masaccio, più rotondo e semplice nelle forme. Addirittura, le prime opere del Botticelli, tra cui la Madonna col Bambino e un angelo, saranno copie di lavori di Filippo Lippi.

Il maestro forma dunque non sono l’artigiano Botticelli, ma anche l’artista. Nella bottega di Filippo Lippi si imparava a stendere il colore sulle tele o sul legno, si imparava ad affrescare e scolpire la pietra. Dall’altra parte si formava anche la cultura artistica dell’allievo, si influenzavano le opere e lo stile senza condizionarle. Le opere più famose del Botticelli ed in generale tutto il suo artigianato artistico sarà sempre un omaggio al precettore, un vero maestro di vita.

Chi sono i Maestri Artigiani

Sono i custodi di antichi saperi manuali e di una secolare tradizione del bello. Ma cosa significa essere Maestro Artigiano?

Si tratta di un titolo onorifico riconosciuto ai professionisti del mondo artigianale, che grazie a questa certificazione possono trasmettere le loro conoscenze attraverso la Bottega Scuola, uno strumento in grado di accreditare l’attività artigianale come agenzia formativa.

Artigiano a lavoro

Il valore dell’artigianato toscano

La fama della Toscana nel mondo passa anche per le sue creazioni artigianali: un patrimonio di saperi antichi legato al concetto di una bellezza che pervade ogni aspetto del quotidiano e che testimonia l’eccellenza del made in Italy.

Le creazioni, le produzioni e le opere di elevato valore estetico prendono il nome di artigianato artistico, un concetto che ben esprime il doppio filo che collega cultura, arte, storia, lavoro manuale e saper fare. Un valore inestimabile, che si fa ancora più forte in una regione come la Toscana, da sempre casa del bello in tutte le sue forme.

artigianato in Toscana